L’1 Novembre, giorno della festa d’Ognissanti, e 2 Novembre, giorno di commemorazione dei Morti, sono due date molto sentite dalla comunità siculianese che coglie l’occasione per raggiungere il cimitero comunale e per rivolgere un pensiero affettuoso ai propri cari oramai defunti. In verità, già dal fine settimana precedente le due giornate celebrative, uomini, donne e bambini si sono accostati alle lapidi e alle cappelle funerarie per deporre fiori e piante e per pronunciare premurose preghiere d’amore. Parallelamente a questi momenti di “corrispondenza d’amorosi sensi” e di atavici impulsi sentimentali, l’usanza vuole che ci si cibi di “taralli” e “’nciminati”, “frutta marturana” e “pupi di zuccaru”, “ossa di mortu” e “liccumarii”, ben assortiti nelle guantiere o nei “tabarè”, mentre ai più piccoli “i morti” fanno trovare balocchi e doni di vario genere. Le influenze globalizzanti d’America hanno fatto sì che si importasse senza tante remore, a vantaggio di stratagemmi economici di pub e discoteche, la festa di Halloween, la quale in parte ha soppiantato i nostrani simboli antropofagi in favore di maschere mostruose e zucche intagliate. Per fortuna ancora si sa discernere ciò che è “cosa nostra” e ciò che non lo è, ma come si suol dire: ai posteri l’ardua sentenza, sperando che nelle famiglie e nelle scuole si insegnino le tradizioni e non insignificanti contaminazioni.
Giuseppe Sinaguglia